La struttura è simmetrica e architettonica: i primi due libri trattano il mondo inanimato (campi e alberi), gli ultimi due il mondo animato (animali e api). Ma ogni libro contiene digressioni che allargano il discorso ben oltre l’agricoltura.
Invocazione alle divinità agricole e a Ottaviano. Precetti sulla cerealicoltura: aratura, semina, raccolto, segni del tempo. Il nucleo ideologico: Giove ha posto fine all’età dell’oro perché il labor stimolasse l’ingegno umano.
Digressioni: le guerre civili e la preghiera per Ottaviano salvatore. L’elenco dei signa celesti e i presagi della morte di Cesare.
Tecniche di innesto, coltivazione della vite e dell’olivo. Le varietà di terreno e clima. È il libro più luminoso e ottimista.
Digressioni celebri: le laudes Italiae (II, 136–176), elogio dell’Italia come terra benedetta; e le laudes vitae rusticae (II, 458–540), celebrazione della vita contadina contrapposta alla corruzione della città.
Allevamento di cavalli, buoi, pecore, capre. Le forze istintuali degli animali: la furia erotica del toro, la gelosia, la violenza.
Digressione finale: la terribile peste del Norico (III, 478–566), dove la morte dilaga tra gli animali in un crescendo apocalittico. Il libro più cupo: la natura come forza distruttiva.
L’apicoltura e la società delle api, modello di comunità perfetta. La tecnica della bugonia (far nascere api da una carcassa di bue).
Digressione finale: il mito di Aristeo e, annidato al suo interno, il racconto di Orfeo ed Euridice (IV, 453–527). La più lunga e celebre digressione: la discesa agli inferi, lo sguardo fatale, la perdita definitiva. Una riflessione sulla poesia e sulla morte.