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Contesto dell'opera

Publio Virgilio Marone Bucolica (Eclogae) 42–39 a.C. ca.

Le Bucoliche sono la prima opera di Virgilio: dieci ecloghe in esametri dattilici che reinventano la poesia pastorale greca di Teocrito in chiave romana. Scritte negli anni turbolenti dopo l'assassinio di Cesare, mescolano il mondo idillico dei pastori con i drammi della storia: le confische terriere, la guerra civile, il sogno di pace.

In questa lezione leggeremo due brani fondamentali, tratti dall'Ecloga 4 (la profezia dell'età dell'oro) e dall'Ecloga 10 (il congedo dal mondo bucolico), con scansione metrica e traduzione guidata.

L'aurea aetas

Virgilio, Ecloga 4, vv. 1–5
Nota critica — da A. Cucchiarelli

Con l'Ecloga 4, dedicata al console Asinio Pollione (40 a.C.), Virgilio formula esplicitamente una deroga al registro bucolico: «Muse siciliane, cantiamo qualcosa di più grande». Il poeta annuncia il ritorno dell'età dell'oro, legata alla profezia cumea della Sibilla, e la nascita di un misterioso puer. Come osserva Cucchiarelli, «in Dafni, così come nel puer dell'ecloga quarta, Virgilio ha tentato di porre in accordo dèi e valori divini che il dissidio civile aveva reso inconciliabili». L'ecloga guarda soprattutto ad Asinio Pollione e al sogno di pace che il suo consolato aveva significato.

Cfr. A. Cucchiarelli, Introduzione alle Bucoliche, §§ 2–4
1
Sīcĕlĭdēs Mūsae, paulō māiōra canāmŭs;
— ⏑⏑ | — — | — — | — — | — ⏑⏑ | — ⏑
O Muse siciliane, cantiamo cose un poco più grandi;
Sicelides Musae: Virgilio invoca le Muse «siciliane» di Teocrito, il poeta siracusano suo modello, ma annuncia subito che le innalzerà a un registro più alto (paulo maiora). È il segnale di una deroga programmatica al genere bucolico.
2
nōn ōmnīs arbūsta iŭvant hŭmĭlēsque myrīcae:
— — | — — | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — —
non a tutti piacciono gli arbusti e le umili tamerici:
myricae: la tamerice è il cespuglio-simbolo della poesia bucolica «umile». Virgilio la nomina anche in Ecl. 6, 10. Il verso giustifica la necessità di alzare il tono.
3
sī canĭmŭs silvās, silvē sīnt cōnsŭle dignae.
— ⏑⏑ | — — | — — | — — | — ⏑⏑ | — —
se cantiamo le selve, le selve siano degne di un console.
silvae / consule dignae: gioco di parole programmatico — le silvae (selve = poesia bucolica) dovranno essere «degne di un console», cioè di Asinio Pollione, console nel 40 a.C. e dedicatario dell'ecloga. Notare il poliptoto silvas … silvae (stessa parola in casi diversi).
4
Ūltĭma Cūmaeī vēnĭt iam cārmĭnis aetās;
— ⏑⏑ | — — | — — | — — | — ⏑⏑ | — —
È giunta ormai l'ultima età del carme cumeo;
Cumaei carminis: il «carme cumeo» è la profezia della Sibilla di Cuma, che annunciava il ritorno ciclico delle età del mondo. L'«ultima età» coincide con il ritorno dell'età dell'oro (l'aurea aetas esiodea).
5
māgnus ab integrō saeclōrum nāscitur ordo.
— ⏑⏑ | — — | — — | — — | — ⏑⏑ | — ⏑
un grande ordine di secoli nasce da capo.
magnus … ordo: il «grande ordine dei secoli» allude alla dottrina stoica del magnus annus, il ciclo cosmico che riconduce il mondo al suo stato originario. Ab integro («da principio») segna l'idea di un rinnovamento radicale. La struttura del verso, con magnus in apertura e ordo in clausola, incornicia il concetto chiave.

Omnia vincit Amor!

Virgilio, Ecloga 10, vv. 69–77
Nota critica — da A. Cucchiarelli

L'Ecloga 10, dedicata al poeta elegiaco Cornelio Gallo, è l'ultima del libro: un congedo dal mondo bucolico. Gallo soffre per l'amore non corrisposto di Licoride e vagheggia una vita arcadica tra i pastori, ma alla fine deve arrendersi: omnia vincit Amor. Come nota Cucchiarelli, la figura di Cornelio Gallo ha un «ruolo strutturante» nella seconda metà del libro, aprendola (Ecl. 6) e chiudendola (Ecl. 10). Il poeta, nell'atto di intrecciare «un canestro di esili giunchi», si raffigura come pastore e al tempo stesso conclude il suo volume di canti.

Cfr. A. Cucchiarelli, Introduzione alle Bucoliche, §§ 5.1–5.2
69
Ōmnia vīncit Amor: et nōs cēdāmus Amōrī.»
— ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — — | — — | — ⏑⏑ | — —
«Tutto vince Amore: e anche noi cediamo ad Amore.»
Omnia vincit Amor: frase divenuta proverbiale. Gallo si arrende alla forza invincibile di Amore. L'epifonema (sentenza conclusiva) chiude il suo monologo. Notare la struttura circolare: Amor … Amori (epanalessi).
70
Haec sat erit, divae, vestrum cecinisse poetam
— ⏑⏑ | — — | — — | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — —
Basterà questo, o divine, che il vostro poeta abbia cantato
divae: le Muse, invocate come «divine». Vestrum … poetam: il poeta si definisce «vostro», delle Muse — dichiarazione di appartenenza al mondo della poesia.
71
dum sedet et gracili fiscellam texit hibisco,
— ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — — | — — | — ⏑⏑ | — —
mentre siede e intreccia un canestro di sottile ibisco,
fiscellam texit hibisco: immagine-chiave: il poeta si raffigura come pastore che intreccia un canestro. Cucchiarelli vi legge una metafora del libro bucolico stesso, «fatto di mille fili che si collegano e richiamano». L'ibisco (malvacea) serve per intrecciare cesti.
72
Pierides: vos haec facietis maxima Gallo,
— ⏑⏑ | — — | — ⏑⏑ | — — | — ⏑⏑ | — —
Pieridi: voi renderete queste cose grandissime per Gallo,
Pierides: altro nome delle Muse, dalla Pieria, regione della Macedonia ai piedi dell'Olimpo. Il poeta affida alle Muse il compito di rendere maxima (grandissimi) questi versi per Gallo.
73
Gallo, cuius amor tantum mihi crescit in horas,
— — | — ⏑⏑ | — — | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — —
per Gallo, il cui amore tanto cresce in me di ora in ora,
cuius amor … crescit in horas: l'affetto del poeta per Gallo cresce come un organismo vivo. L'espressione in horas («di ora in ora») suggerisce un incremento continuo, quasi vegetale — come conferma la similitudine del verso successivo.
74
quantum vere novo viridis se subicit alnus.
— — | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — — | — ⏑⏑ | — —
quanto in primavera il verde ontano si slancia verso l'alto.
viridis … alnus: similitudine naturale tipicamente bucolica — il sentimento per l'amico cresce come un albero in primavera. L'alnus (ontano) è un albero che ama l'acqua e cresce rapidamente. La scelta di un'analogia vegetale, come nota Cucchiarelli, rivela l'ethos pastorale del poeta.
75
Surgamus. Solet esse gravis cantantibus umbra;
— — | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — — | — ⏑⏑ | — ⏑
Alziamoci. L'ombra suole essere nociva per chi canta;
Surgamus: il congiuntivo esortativo segna il passaggio dal canto all'azione — è tempo di smettere. L'ombra che «nuoce a chi canta» è un motivo topico della chiusura bucolica: il giorno finisce, i pastori devono rientrare.
76
iuniperi gravis umbra, nocent et frugibus umbrae.
— ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — — | — ⏑⏑ | — —
nociva l'ombra del ginepro, e anche alle messi nuocciono le ombre.
iuniperi gravis umbra: la triplice ripetizione di umbra (vv. 75-76) crea un effetto di crescendo: l'ombra della sera avanza, il canto deve cessare. È anche una metafora: ogni canto ha un limite.
77
Ite domum saturae, venit Hesperus, ite capellae.
— ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — ⏑⏑ | — —
Andate a casa, sazie; viene Espero: andate, caprette.
Ite domum … ite capellae: verso conclusivo dell'intero libro bucolico. L'iterazione di ite (epanalessi) e l'arrivo di Espero (la stella della sera = Venere) segnano la fine del giorno e della poesia. Il ritmo è interamente dattilico (raro), dando un effetto di leggerezza e commiato sereno. Domum è un accusativo di moto a luogo senza preposizione: con domus è l'uso classico regolare.

Esercizi interattivi

A. Comprensione del testo

1. Chi sono le Sicelides Musae invocate nel v. 1 dell'Ecloga 4?
Le Muse dell'Arcadia, regione pastorale del Peloponneso
Le Muse «siciliane», legate a Teocrito, poeta siracusano
Le Muse della Pieria, regione della Macedonia
2. Cosa indica l'espressione paulo maiora canamus (v. 1)?
Il desiderio di tornare al registro più umile della poesia pastorale
L'intenzione di scrivere un poema epico
La volontà di innalzare il tono restando nel genere bucolico
3. Chi è il consul a cui le silvae devono essere degne (v. 3)?
Cesare Ottaviano
Asinio Pollione, console nel 40 a.C.
Cornelio Gallo
4. Nell'Ecloga 10, v. 69, Omnia vincit Amor: chi pronuncia questa frase e perché?
Virgilio, per celebrare la potenza della poesia
Cornelio Gallo, arrendendosi alla forza invincibile dell'amore
Titiro, ricordando la protezione divina ricevuta a Roma

B. Analisi linguistica e stilistica

5. Nel v. 3 (si canimus silvas, silvae sint consule dignae), quale figura retorica si riconosce nella ripetizione di silvas / silvae?
Anafora
Poliptoto
Chiasmo
6. Nei vv. 75-76 dell'Ecloga 10, la parola umbra compare tre volte. Quale effetto produce questa ripetizione?
Un effetto comico, tipico della commedia
Un effetto di crescendo che sottolinea la fine del giorno e del canto
Un errore di stile, segno di scarsa revisione

C. Traduzione guidata

Prova a tradurre ciascun verso, poi confronta con la soluzione.

Ultima Cumaei venit iam carminis aetas (Ecl. 4, 4)
È giunta ormai l'ultima età del carme cumeo (= della profezia della Sibilla di Cuma).
Ite domum saturae, venit Hesperus, ite capellae (Ecl. 10, 77)
Andate a casa, sazie; viene Espero (la stella della sera): andate, caprette.

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