🎯 La Proposizione Finale

Lezione interattiva — Latino 2 · Sintassi del Periodo

Sezione 1 di 6

1. Che cos'è la proposizione finale?

La proposizione finale è una proposizione subordinata che esprime lo scopo o il fine dell'azione della reggente. Risponde alla domanda: «perché? con quale scopo?»

Definizione: La proposizione finale indica il fine o lo scopo a cui tende l'azione espressa nella proposizione principale. Ha il congiuntivo (di tipo volitivo) e la negazione è ne, ne quis, ecc.

L'italiano la rende con «affinché, perché, acciocché» + congiuntivo, oppure con «per» + infinito:

Non ut edam vivo, sed ut vivam edo.
→ Non vivo per mangiare, ma mangio per vivere. (Quint., 9,3,85)
Tacent ne puniantur.
→ Tacciono per non essere puniti / affinché non vengano puniti.

Come si riconosce?

La finale risponde sempre a una delle seguenti domande:

  • Con quale scopo? / Per quale fine?
  • Perché? (= per fare cosa)
  • Affinché / Per

Formule correlative nella reggente

Nella proposizione principale possono comparire elementi che anticipano e rafforzano lo scopo. Sono detti correlativi prolettici o epanalettici:

eo ideo idcirco ob eam rem / causam propterea
Socrates dicebat multos homines propterea velle vivere, ut ederent et biberent.
→ Socrate ripeteva che molti uomini vogliono vivere solo per mangiare e bere. (Gell., 19,2,7)
Attenzione: La finale indica lo scopo soggettivo di chi compie l'azione, non la causa.
Quidam cenent tecum, quia digni sunt → Causale (perché ne sono degni)
Quidam, ut sint → Finale (perché ne siano — si noti la differenza tra «perché» causale e «perché» finale) (Sen., Ep. 47,15)

2. Le congiunzioni e la negazione

La proposizione finale esplicita si costruisce con ut (raramente uti) + congiuntivo. La negazione è ne (non ut non).

Costruzione Uso Esempio
ut + congiuntivo Forma base (affermativa) Venit ut disceret. Viene per imparare.
ne + congiuntivo Negativa. Si estende a: ne quis, ne quid, ne quando… Tacet ne audiatur. Tace per non essere ascoltato.
quo + congiuntivo Davanti a un comparativo (= ut eo) …quo facilius explicent. …per spiegare più facilmente.

quo + congiuntivo davanti al comparativo (§354a)

Invece di ut si usa quo (propr. «per cui») quando nella finale c'è un comparativo:

Geometrae solent postulare, ut quaedam sibi concedantur, quo facilius quae volunt explicent.
→ I matematici si riservano di porre alcuni postulati, per svolgere più facilmente le loro dimostrazioni. (Cic., Off. 3,33)

ut non: la negazione di una sola parola (§354b)

Si usa ut non (invece di ne) quando la negazione non investe l'intera proposizione ma cade su una singola parola:

Ne dolere quidem possum, ut non ingratus videar.
→ Non posso neppure dolermi, senza sembrare ingrato (lett.: sì da apparire non-ingrato: la negazione investe il solo aggettivo). (Cic., Att. 4,6,2)

Finali negative coordinate: neve / neu

Quando due finali negative sono coordinate fra loro, la seconda è introdotta da neve/neu (dopo una positiva: ut… neve):

…omnes conservavit militibusque suis commendavit, ne qui eorum violaretur neu quid sui desiderarent.
→ Salvò la vita a tutti e li raccomandò ai suoi soldati, perché a nessuno fosse torto un capello e non dovessero lamentare alcun danno. (Caes., Civ. 3,98,2)

Frasi stereotipate fuori dalla consecutio (§353 n.2)

Alcune formule fisse con ut o ne si sono cristallizzate e non seguono la consecutio temporum: si trovano al congiuntivo presente indipendentemente dal tempo della reggente. Esempi:
  • ut ita dicam — per così dire
  • ut brevissime dicam — per dirla in breve
  • ne ignores — affinché tu lo sappia
  • ut in pauca conferam — per dirla in breve
  • ne dicam — per non dire

Il modo: il Congiuntivo

Regola fondamentale: La proposizione finale vuole sempre il congiuntivo (presente o imperfetto), secondo la consecutio temporum.
  • Reggente con verbo di tempo principale → congiuntivo presente
  • Reggente con verbo di tempo storico → congiuntivo imperfetto
Venit ut discat.
Reggente al presente → congiuntivo presente → Viene per imparare.
Venit ut disceret.
Reggente al perfetto → congiuntivo imperfetto → Venne per imparare.

3. Consecutio Temporum nella Finale

La consecutio temporum nella finale è ridotta al solo rapporto di contemporaneità: lo scopo è sempre proiettato nel futuro rispetto alla reggente, perciò si usa solo presente o imperfetto del congiuntivo (Traina-Bertotti §353).

Tempo principale → congiuntivo PRESENTE
Tempo storico → congiuntivo IMPERFETTO

Tempi principali (presente, futuro, futuro anteriore, perfetto logico)

Milites mittit ut hostes vincant.
→ Manda i soldati affinché vincano i nemici.
Lento adiutorio opus est contra mala continua et fecunda, non ut desinant, sed ne vincant.
→ C'è bisogno di un lento rimedio contro i mali cronici e prolifici, non perché finiscano, ma perché non vincano. (Sen., De ira 2,10,8)

Tempi storici (imperfetto, perfetto narrativo, piuccheperfetto)

Milites misit ut hostes vincerent.
→ Mandò i soldati affinché vincessero i nemici.
Tu eas epistulas quibus asperius de eo scripsi concerpito, ne quando quid emanet.
→ Tu strappa le lettere dove dicevo male di lui, affinché una volta o l'altra non ne trapeli qualcosa. (Cic., Att. 10,12,3)
Nota: La finale usa normalmente solo presente e imperfetto. Il perfetto congiuntivo in funzione finale per esprimere anteriorità è raro e limitato al latino letterario: Ne perdiderit («per non trovarsi in perdita»). (Ovid., Ars 1,449)

4. Finale relativa e costruzioni implicite

La finale relativa — §355

Il valore finale può essere espresso da una relativa al congiuntivo, che si comporta come le finali con ut. Il pronome relativo (qui, quae, quod, unde, ex qua…) ha valore finale quando l'antecedente indica una persona o cosa designata per uno scopo:

Misimus, qui afferrat agnum, quem immolemus.
→ Abbiamo mandato uno a prendere l'agnello da sacrificare. (Cic., Div. 2,39)
Rex Magnesiam donarat, quae ei panem praeberet, Lampsacum autem, unde vinum sumeret, Myunta, ex qua obsonium haberet.
→ Il re aveva donato [a Temistocle Magnesia], che gli fornisse il pane, Lampsaco, da dove prendesse il vino, Miunta, da cui avesse il companatico. (Nep. 2,10,3)
Come riconoscere la relativa finale: Il pronome relativo ha valore finale quando il sostantivo antecedente indica una persona designata per uno scopo (ambasciatori inviati, soldati scelti, uomini mandati…). Il congiuntivo segue la stessa consecutio della finale con ut.

Le costruzioni implicite — schema §356

Quando i soggetti coincidono o si usano costruzioni nominali, il fine si esprime in modo implicito. Ecco tutti i costrutti che il latino usa (tutti traducibili con «per / a chiedere la pace»):

CostruzioneFormulaEsempio
ad + gerundivo ad pacem petendam Con oggetto diretto
causa/gratia + gen. gerundivo pacis petendae causā / gratiā Molto comune in prosa classica
Supino in -um pacem petitum Solo con verbi di moto
Participio futuro pacem petituri Dall'età di Livio in poi
Genitivo gerundivo (da Livio) pacis petendae Con verbi come venio, mitto
Participio presente (da Livio) pacem petentes Costruzione più libera

Dettaglio: causa/gratia + genitivo del gerundivo

Legati missi sunt pacis petendae causā.
→ Furono inviati ambasciatori per chiedere la pace.

Dettaglio: supino attivo in -um

Con verbi di moto (eo, venio, mitto…), lo scopo si esprime col supino attivo (-um, IV declinazione):

Lusum it.
→ Va a giocare.
Legati pacem petitum missi sunt.
→ Gli ambasciatori furono inviati a chiedere la pace.

5. Riepilogo: schema completo (§356)

Tutti i costrutti latini che esprimono il valore finale (esempio: «ambasciatori inviati a chiedere la pace»):

PROPOSIZIONE FINALE — Schema Completo

TipoFormulaNote
Esplicita affermativa ut pacem peterent Forma base
Esplicita negativa ne + cong. / ne quis… Scopo negativo
Con comparativo quo + cong. + comparativo In luogo di ut
Relativa finale qui pacem peterent Antecedente = persona designata
ad + gerundivo ad pacem petendam Con oggetto; stesso soggetto
causa/gratia + gen. gerundivo pacis petendae causā/gratiā Frequente in prosa classica
Supino in -um pacem petitum Solo con verbi di moto
Participio futuro pacem petituri Dall'età di Livio in poi
Gen. gerundivo (Livio) pacis petendae Con verbi di moto / invio
Participio presente (Livio) pacem petentes Costruzione più libera

Parole chiave da ricordare

ut (affinché) ne / ne quis (affinché non) quo + comparativo qui/quae/quod (relativa finale) ad + gerundivo causa/gratia + gen. gerundivo supino in -um (con verbi di moto) eo / ideo / propterea (correlativi nella reggente)
Differenza finale / consecutiva: La finale esprime lo scopo voluto (intenzionale), la consecutiva esprime il risultato reale (conseguenza).
Ita dixit ut omnes riderent → Consecutiva (conseguenza)
Dixit ut omnes riderent → Finale (scopo: vuole che ridano)
Il contesto e la presenza di correlativi (ita, tam, talis…) distinguono le due.

6. Quiz — Metti alla prova la tua preparazione

Rispondi alle domande. Per ogni domanda corretta guadagni un punto.

Domanda 1 / 7

Qual è la negazione normale della proposizione finale?

ut non
ne
nisi
non

Domanda 2 / 7

La reggente è al perfetto narrativo (tempo storico). Quale tempo del congiuntivo usi nella finale?

Presente
Perfetto
Imperfetto
Piuccheperfetto

Domanda 3 / 7

Quando si usa quo al posto di ut per introdurre una finale?

Quando la finale è negativa
Con verbi di moto
Quando nella finale c'è un comparativo
Con i verbi deponenti

Domanda 4 / 7

Individua la costruzione usata in: Caesar milites misit ad pontem aedificandum.

ut + congiuntivo
supino in -um
ad + gerundivo
causa + genitivo gerundivo

Domanda 5 / 7

Nella frase Misimus, qui afferat agnum, quem immolemus (Cic.), le relative hanno valore:

Causale
Consecutivo
Finale
Concessivo

Domanda 6 / 7

Quale di questi elementi nella reggente è un correlativo prolettico che anticipa la finale?

ita
tam
propterea
tantus

Domanda 7 / 7

Con quale tipo di verbo si usa il supino attivo in funzione finale?

Verbi di dire
Verbi di pensare
Verbi di moto
Verbi di sentire